IN GENERALE SUI SIMBOLI

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IN GENERALE SUI SIMBOLI

Messaggio  manuel.tola il Ven Giu 20, 2008 1:07 pm

La parola simbolo deriva dal greco sun-ballein che significa mettere insieme, unire.

Il linguaggio simbolico è il linguaggio universale che permette di unire la conoscenza interiore a quella esteriore. Vi sono simboli creati dalla natura e simboli creati dall'uomo.

"Le figure geometriche rappresentano la struttura, l’ossatura della realtà. Il linguaggio dei simboli rende visibili i legami e le corrispondenze tra ogni cosa e le creature dell’Universo, e rivela la profonda unità della vita dove tutto è unito e funziona in perfetta armonia" (O.M.Aivanhov in Il linguaggio delle figure geometriche)".

"L'inconscio collettivo è una parte della psiche che si può distinguere dall'inconscio personale per il fatto che non deve, come questo, la sua esistenza all'esperienza personale e non è perciò un'acquisizione personale... il contenuto dell'inconscio collettivo è formato essenzialmente da "archetipi". Il concetto di archetipo, che è un indispensabile correlato dell'idea di inconscio collettivo, indica l'esistenza nella psiche di forme determinate che sembrano essere presenti sempre e dovunque"(C.G.Jung).

"L'archetipo permeava gli eventi raggruppati sotto di esso e il potere numinoso delle figure divine conferiva a qualsiasi fatto venisse accolto nelle stanze della mente una carica di valore emotivo. Le cose si tenevano insieme, non semplicemente per le leggi dell'associazione, che sono essenzialmente esterne e persino meccaniche, ma in ragione della loro intrinseca appartenenza a un significato mitico(...) E' attraverso la memoria, che gli Dei entrano nella nostra vita...La psiche è costretta da essi a sviluppare una psicologia che sia basata non sull'umano ma entro il divino". (Hillman)

"Al di là delle lingue, delle etnie, delle culture, esiste un linguaggio trasversale le cui tracce si ritrovano da un luogo all’altro, da un periodo storico all’altro: il linguaggio dei simboli. Il simbolo per definizione è ciò che unisce...sicché quello dello studio dei simboli è un viaggio attraverso i secoli e i continenti ma, soprattutto, per chi ne ha il coraggio rappresenta il viaggio supremo: quello dentro di sé. Non è difficile trovare nello studio dei simboli di ogni tempo, in una cattedrale o in un tempio...in una piramide o in un testo di astrologia" (Guenon da http://www.prana2001.it/simboli.htm).

"I miti accompagnano sempre l'uomo...la storia degli dei ci insegna molto su noi stessi"(G. Durand)

"il simbolo è anche una categoria dell'invisibile. La decifrazione dei simboli ci conduce verso le insondabili profondità del respiro primordiale, il simbolo collega all'iimmagine visibile la parte dell'invisibile intuita occultamente (Paul Klee in Teoria della forma e della figurazione, Milano 1952, vol. I.).

"I simboli sacri costituiscono il nucleo originale del processo culturale stesso, perché il mito diventa indifferentemente scienza, religione o politica. Su questo punto le analisi di M.Eliade, di C.G Jung, di Dumezil, di G.Durand, convergono."(Mirabail)

Nel Fedro di Platone (par. 229-230), Socrate critica le interpretazioni puramente razionalistiche dei miti, come se fossero semplici favole "Lo sforzo che esse interpretazioni presuppongono svia, egli dice, dal vero oggetto del pensiero vale a dire la riflessione su se stesso e la conoscenza di sè; così ci si lancia in una ricerca senza fine e senza fondamento, credendosi molto sapienti e non essendo invece altro che rozzi" (Robin in Platone il Fedro - Oscar Mondadori). Il mito per Platone non è quindi una semplice favola, è il rivestimento di verità. Infatti egli se ne avvale ampiamente nelle sue opere per esprimere grandi verità (il mito delle cicale,della caverna, di Er...).

"Esiste un vero e proprio "mondo delle idee", un regno dell'intelligibilità pura che si contrappone alla molteplicità dei fenomeni visibili...Le idee sono i modelli delle creature e delle cose fisicamente esistenti, che di esse sono invece copie imperfette e corruttibili; la realtà metafisica degli archetipi, pur invisibile all'uomo comune, è dunque il fondamento dell'esistenza delle "copie" che popolano il mondo visibile. (www.educational.rai.it/platone/dottrina.htm).

L'universo intero è popolato dai pensieri del Signore; le creature visibili ed invisibili sono i suoi pensieri.(cfr. il libro "Potenze del pensiero" di O.M.Aivanhov)

"Certi racconti, che in genere si crede siano riservati ai bambini, sono in realtà dei racconti iniziatici, ma per poterli interpretare bisogna conoscere la scienza dei simboli. Il drago non è altro che la forza sessuale. Il castello è il corpo dell'uomo. In tale castello sospira la principessa, cioè l'anima che la forza sessuale mal dominata tiene prigioniera. Il cavaliere è l'ego, lo spirito dell'uomo e le armi di cui si serve per vincere il drago rappresentano i mezzi di cui lo spirito dispone: la volontà, la scienza per dominare la forza sessuale ed utilizzarla. Perciò, una volta dominato, il drago diventa il servitore dell’uomo, gli serve come mezzo per viaggiare nello spazio, perché il drago ha delle ali. Sebbene sia rappresentato con una coda di serpente - simbolo delle forze sotterranee - possiede anche delle ali. È chiaro, semplice: è l'eterno linguaggio dei simboli".(O.M.Aivanhov in "La Forza sessuale o il Drago Alato")

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La struttura dei miti

Messaggio  juanne.deperu il Ven Giu 20, 2008 4:13 pm

Bella Compà,
custu arreionu chi asa bogadu a pizu mi piaghet meda e chi so fintzas apassionadu.
Apo semper chircadu de cumprender su "sinnificadu" o pro la narrer in srd illustre "sas sèmidas" de sos mitos.

Infrommendemi e istudiende so partidu da-e sos mitos Sardos de sa literadura imateriale fintzas at arrivire a sos mitos grecos, fenicios e ai cussu celticos.

Pro poder cumprender su "segnu" de custas produidas literarias apo devidu impitare sos istrumentos interpretativos de unu grande de s'antropòlozia culturale. So faeddende Claude Lévis-Strauss, in su lìberu sou Antropòlozia Struturale, ispiegat bene meda ite sun sos mitos, ite sun sos "mitemas/mitemi" e de su raportu chi b'at tra "sinnificadu" e "sensu".

Oe cherio postare sa prima parte de sos apuntos chi apo leadu in sas letzione de Istoria de s'Antropòlozia Culturale carchi annu faghe..
Custos pagos iscritos faeddana de Lévis-Strauss e de su cuntzetu de s'Istrutura de sos mitos.



Claude Lévis-Strauss
L'Analisi dei Miti.

....[..]..è nello studio dei miti che Claude Lévis-Strauss farà pienamente valere il concetto di trasformazione. In un saggio contenuto in Antropologia Strutturale del 1958, ma ancor più nei quattro volumi delle Mitologiche(1964-1970), Lévis-Strauss analizza il funzionamento del pensiero mitico la cui logica costituisce, assieme a quella delle classificazioni totemiche, il fondamento dell'attività simbolica caratteristica del "pensiero selvaggio".
Nell'analisi dei miti non è più l'opposizione originaria natura/cultura a fare da sfondo al discorso teorico di Lévis-Strauss, bensì la semplice analogia formale la quale assimila le grandi unità costitutive del mito (mitemi) alla unità della lingua (fonemi).


Mitemi
I mitemi, o grandi uinità costitutive del mito, sono pensati da Lévis-Strauss sul modello dei fonemi e come nel caso di questi ultimi, il loro significato viene concepito come dato solo in virtù dei rapporti di correlazione che li oppongono agli altri mitemi. Così Lévis-Strauss definisce il mitema: " Nella lingua corrente il sole è l'astro del giorno, ma preso in se e per sè, il mitema "sole" non ha nessun senso. Secondo i miti che si sceglie di considerare esso può ricoprire i contenuti ideali più diversi. In realtà nessuno, vedendo apparire il sole in un mito, potrà prevedere la sua individualità, la sua natura e le sue funzioni. E solo dai rapporti di correlazione e di opposizione che esso ha, all'interno del mito, con altri mitemi, che può scaturire un significato. Questo non appartiene in proprio a nessuno mitema: risulta dalla loro combinazione".

I miti si prestano in tal modo ad una lettura di tipo formale, una lettura cioè che, una volta isolati i mitemi, può stabilirne la variabilità all'interno delle differenti versioni in cui il mito si presenta. La stessa formazione dei miti appare come il risultato di un continuo farsi e disfarsi dei miti appare come il frutto del caso e dell'evento, esso mostra di possedere una ragione profonda proprio nel processo di riaggregazione secondo relazioni correnti.

Il mito come prodotto dell'attività speculativa del "pensiero selvaggio"
Il Mito, che la tradizione precedente aveva interpretato ora come un tentativo confuso di spiegazione della realtà naturale, ora come codificazione della realtà sociale, diventa con Lévis-Strauss l'altro grande campo di attività del "pensiero selvaggio". Il mito si situa infatti a quell livello della produzione simbolica che invece di aver per oggetto il mondo sensibile a scopi pratici(le classificazioni), ha per oggetto se stesso.
Mentre ne Il totenismo oggi e ne il pensiero selvaggio(pubbl.1962) Lévis-Strauss produceva una immagine del sapere "primitivo" come di una attività orientata verso la comprensione del mondo della natura, nelle Mitologiche egli cerca di conferire la stessa coerenza logica a quello che potrebbe essere definito come l'aspetto puramente speculativo del pensiero selvaggio.

Scrive infatti Lévis-Strauss: " la mitologia non ha un'evidente funzione pratica:all'opposto dei fenomeni precedentemente esaminati[la parentela e le classificazioni totemiche] essa non è in presa diretta su una realtà differente dotata di un'oggettività più alta della sua...Di conseguenza, lo spirito..sottratto ha l'obbligo di accordarsi con gli oggetti, si ritrova in un certo qual modo ad imitare se setesso come oggetto".

La logica del pensiero mitico appare così altrettanto esigente del pensiero classificatorio e quindi del pensiero positivo. La differenza tra questi ultimi riguarda infatti " non tanto la qualità delle operazioni intellettuali, quando la natura stessa delle cose su cui tali operazioni vertono". Claude Lévis-Strauss 1966

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